Il burnout: allarme per la salute

Stress Lavoro-Correlato: guida gratuita per la gestione2 Minuti di Lettura

L’Agenzia Europea per Sicurezza e Salute sul Lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato la guida elettronica per la gestione dello stress lavorativo e dei rischi psicosociali.

La guida OSHA si rivolge specificatamente ad aziende con meno di 50 dipendenti, ma è utile per qualsiasi organizzazione lavorativa.  In particolare, riconduce la definizione di stress alla concezione più attuale, cioè alla condizione di “squilibrio tra richieste e possibilità di affrontarle”.

Svincolandoci definitivamente dalla definizione di stress di Selye con taglio prettamente patologico: “stress come conseguenza sulla salute”, che imperversa ancora sia nei corsi di formazione sullo stress lavorativo sia nei manuali universitari, è possibile che il rischio stress lavoro-correlato nella cultura lavorativa italiana assuma la corretta collocazione con enormi benefici per tutti.

La massima diffusione di questa guida permetterà anche per la realtà italiana il consolidamento di una cultura della sicurezza psicosociale moderna, aggiornata alla letteratura scientifica attuale che identifica lo stress come una condizione psicosociale e non come un esito sulla salute. Configurando lo stress lavorativo con un taglio psicosociale, gli interventi di gestione e valutazione saranno mirati soprattutto alle condizioni di lavoro e meno sugli individui.

La guida, inoltre, riporta un’interessante selezione di “miti” sullo stress: quasi tutti li possiamo ritrovare nella nostra cultura lavorativa.

Contestualmente all’uscita della guida, l’OSHA ha reso noto dei dati interessanti: l’80% delle aziende europee è preoccupata per lo stress lavorativo ma che solo un terzo ha fatto qualcosa per contrastarlo.

Nella parte della “valutazione” dello stress lavorativo la guida OSHA riporta per ogni paese un documento ufficiale; per l’Italia vi è la guida INAIL con all’interno la check-list per la “valutazione preliminare” che, per quanto abbia cercato, non ha alcuna validazione né alcuna certezza di misurare effettivamente lo stress.

Questo significa che se da una parte c’è una consapevolezza che le condizioni di lavoro siano in qualche modo rischiose per la salute (soprattutto psicologica), dall’altra sembra che non vi sia altrettanta cognizione di come affrontare questo rischio specifico.

Inoltre, se ci affidassimo alla famosa check-list INAIL vi è un’elevata probabilità che non risulti un rischio stress lavorativo con il conseguente consiglio di non fare nulla e rivalutare dopo qualche anno.

In conclusione, è possibile affermare che gli interventi per lo stress lavorativo e i rischi psicosociali sono ancora da approfondire. Al momento, solo le aziende più innovative si sono attrezzate per valutare e gestire tali rischi. Probabilmente ad occuparsene saranno le stesse aziende con alte capacità di engagement del personale e migliore produzione, capaci di stare sul mercato e di essere competitive.
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