L’interesse sempre più diffuso all’alimentazione si sta mano a mano allargando anche all’aspetto lavorativo, considerando che noi tutti trascorriamo la maggior parte della nostra vita lavorando.

Con l’introduzione di una definizione più completa di “salute del lavoratore” introdotta dal Testo Unico 81/08, si intende uno “stato completo di benessere fisico, mentale e sociale non consistente solo con l’assenza di malattia o d’infermità”. Di conseguenza, è necessario ampliare l’attività di sorveglianza sanitaria anche ad altre forme di prevenzione: stili di vita, abitudine al fumo; abuso di alcool, assenza di attività fisica e adozione di una dieta non sana. Tutti questi fattori incidono fortemente sul benessere della persona.

Nell’attività medica di sorveglianza sanitaria è ben nota la correlazione tra dieta poco sana e ripercussione sull’attività lavorativa, con un incremento dei giorni di malattia e una maggiore esposizione al rischio infortuni.

L’alimentazione ha quindi un ruolo fondamentale, in quanto può influenzare negativamente il lavoro attraverso, nei casi più gravi, anche a patologie che minano la produttività del singolo. Quest’ultima però può incidere anche positivamente, mirando a migliorare le prestazioni individuali e sulla prevenzione del rischio dei singoli lavoratori.

All’interno dei rischi emergenti, cioè tutti i rischi che apparentemente non sono strettamente legati all’attività aziendale ma che intervengono a influenzare la stessa, il rischio alimentazione assume pari importanza di altri rischi noti quali rischio aggressione; rischio rapina; rischio stress; etc.

Cosa si intende con Rischio Alimentazione?

Esso è inteso come il rischio derivante dall’impossibilità di consumare un pasto equilibrato durante l’orario di lavoro per molteplici cause: mancanza di tempo, mancanza di spazi idonei, per mancanza di scelta tra una varietà sana di alimenti, etc. Tutte queste motivazioni hanno come conseguenza una fiacchezza e un deficit di attenzione nel dopo pasto del lavoratore.

Ampliando il concetto, questa nuova tipologia di rischio prevede un metodo di intervento strutturato, all’interno dell’organizzazione, che supporti la dirigenza, i collaboratori e gli stessi lavoratori a nutrirsi in maniera più sana, al fine di salvaguardare la propria salute, abbattendo il rischio infortuni e migliorando la qualità stessa del lavoro.

Come può il sovrappeso influire sulla Sicurezza al lavoro?

I lavoratori in sovrappeso o obesi oltre ad incorrere più frequentemente in infortuni sul luogo di lavoro rispetto ai colleghi normopeso, sono anche maggiormente esposti al rischio di sviluppare patologie da vibrazioni; patologie muscolo-scheletriche; asma; patologie da sostanze chimiche; disturbi da stress. Spesso i lavoratori presentano delle limitazioni fisiche che possono compromettere l’agilità nello svolgimento della propria mansione. Hanno maggiori difficoltà a reperire dispositivi di protezione individuale (DPI) calzanti con conseguente inadeguatezza a livello protettivo. Infine, in caso di incidente, i lavoratori sovrappeso risentono degli effetti più gravosi.

L’INAIL sottolinea come l’esposizione a stress sul proprio posto di lavoro aumenta del 50% la probabilità di incorrere nell’obesità.

Vengono identificati come “fattori aziendali che favoriscono l’aumento di peso”:

  • l’assenza di attività fisica nel tipo di lavoro (il noto “lavoro sedentario”);
  • la difficoltà di parcheggiare le biciclette nei pressi dell’azienda;
  • la difficoltà di utilizzare mezzi pubblici per raggiungere l’azienda;
  • l’assenza di aree ricreative;
  • l’assenza di programmi aziendali di promozione della salute e di progetti riguardanti la sana alimentazione;
  • la scarsa conoscenza dei datori di lavoro in merito ai rischi da obesità; al benessere organizzativo, in generale;
  • gli scarsi incentivi di partecipazione dei lavoratori a programmi di prevenzione;
  • la scarsa partecipazione dei lavoratori a programmi di promozione della salute sul lavoro.

All’interno della campagna europea sulla Sicurezza sul Lavoro dell’Eu-OSHA, l’alimentazione viene concepita come uno “strumento utile a favorire un invecchiamento sano e attivo del lavoratore”, soprattutto se curata fin da giovane età.

L’INAIL infatti stabilisce che le aziende, ad esempio, dovrebbero assicurare che “le mense e/o i distributori automatici mettano a disposizione una scelta varia che comprenda frutta e verdura già pronte all’uso; dovrebbero permettere un tempo sufficiente al consumo del pasto e promuovere l’attività fisica con azione strutturate.

Fonte: INAIL.

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