Procedura operativa per la visita per “ragionevole motivo”: come applicare il DL 159/25 in azienda
Dopo aver chiarito cos’è la visita per “ragionevole motivo” e perché il DL 159/25 impatta direttamente sulle responsabilità del datore di lavoro, il punto centrale diventa uno solo: come applicare correttamente la norma in azienda, senza improvvisare.
La legge introduce un obbligo potenziale, ma non fornisce una procedura. Questo significa che ogni impresa deve organizzarsi in modo autonomo, definendo ruoli, passaggi e documentazione. In assenza di una procedura chiara, il rischio non è solo operativo, ma anche difensivo in caso di ispezioni o contenziosi.
In questo articolo trovi una procedura operativa passo-passo, pensata per essere integrata nel sistema di sicurezza aziendale.
Quando serve una procedura aziendale dedicata
Una procedura formale è necessaria se in azienda sono presenti:
mansioni a elevato rischio infortunistico
attività che richiedono attenzione, coordinamento o uso di macchinari
situazioni in cui un lavoratore può mettere a rischio sé stesso o altri
Senza una procedura scritta:
la valutazione del “ragionevole motivo” può sembrare soggettiva
le decisioni non sono tracciabili
il datore di lavoro resta esposto in caso di evento grave

Procedura operativa: i passaggi fondamentali
- Individuazione delle mansioni a rischio
Il primo passo è mappare le mansioni per cui la visita per ragionevole motivo può essere attivata.
Cosa fare:
verificare DVR e mansionari
individuare attività con rischio elevato
formalizzare l’elenco nel sistema sicurezza
Questo passaggio è essenziale per dimostrare che la procedura non è applicata in modo arbitrario.
2. Definizione del “ragionevole motivo” (criteri interni)
La norma non fornisce criteri oggettivi. Per questo è fondamentale definirli internamente.
Esempi di elementi da formalizzare:
comportamenti incoerenti o alterati
difficoltà motorie o di coordinamento
segnalazioni circostanziate da parte di preposti
Attenzione: non si tratta di diagnosi, ma di elementi osservabili e documentabili.
3. Chi segnala e chi decide
Uno degli errori più comuni è lasciare la decisione “informale”.
La procedura deve chiarire:
chi può segnalare (preposto, dirigente, RSPP…)
chi valuta la segnalazione
chi autorizza l’attivazione della visita
Questo protegge sia il lavoratore sia l’azienda.
4. Gestione del lavoratore nell’attesa della visita
Se la visita nonè immediatamente disponibile, la procedura deve prevedere cosa fare nel frattempo.
Esempi:
sospensione temporanea dalla mansione a rischio
assegnazione ad attività non pericolose
allontanamento cautelativo dall’area operativa
Questa fase è critica dal punto di vista della sicurezza e della responsabilità.
5. Attivazione del medico competente
La procedura deve essere condivisa preventivamente con il medico competente.
Da definire:
modalità di contatto
tempi di intervento realistici
documentazione necessaria
confini di ruolo tra azienda e medico
Senza questo allineamento, la procedura rischia di non essere applicabile.
6. Tracciabilità e documentazione
Ogni passaggio deve essere tracciabile, senza violare la privacy.
È consigliabile prevedere:
modulo di segnalazione
registro delle attivazioni
archiviazione controllata
In caso di controllo, la documentazione fa la differenza.
Errori frequenti da evitare
Molte aziende commettono errori che aumentano il rischio di contestazioni, come:
attivare la visita senza criteri scritti
non aggiornare il DVR
gestire tutto verbalmente
coinvolgere il medico competente solo “a emergenza”
Abbiamo approfondito questi aspetti nell’articolo dedicato: [Errori più frequenti nella gestione della visita per ragionevole motivo e come evitarli]
(link all’Articolo 3)
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