Domande frequenti
Ogni quanto va aggiornato il DVR?
Quando la legge impone di rielaborarlo, perché la «scadenza ogni tre anni» non esiste e che cosa cambia davvero.
Il DVR non ha una scadenza fissa. Nessuna norma impone di rifarlo ogni anno né ogni tre anni: va rielaborato quando cambiano in modo rilevante le condizioni di rischio dell’azienda. Se non cambia nulla, un DVR redatto correttamente resta valido.
La «scadenza ogni tre anni» non esiste
È l’informazione sbagliata più diffusa sul DVR, e circola anche su siti di settore.
L’equivoco nasce da una confusione fra due cose diverse. Il DVR è il documento complessivo che valuta tutti i rischi dell’azienda, e per lui il criterio non è il calendario ma il cambiamento. Alcune valutazioni di rischi specifici — che sono parti del documento, non il documento — hanno invece una periodicità propria stabilita dalla norma che le riguarda.
Chi legge «va aggiornato almeno ogni tre anni» sta prendendo la regola di una parte e applicandola al tutto. La conseguenza pratica è doppia, e in entrambi i casi sbagliata: c’è chi rifà il DVR ogni tre anni credendo di essere in regola mentre non lo è — perché nel frattempo ha cambiato un processo e non ha aggiornato nulla — e chi lo considera valido per tre anni anche dopo aver cambiato mezza azienda.
Quando il DVR va rielaborato davvero
Il DVR va rielaborato ogni volta che si verifica una di queste condizioni:
- cambiano i processi produttivi o l’organizzazione del lavoro in modo significativo;
- vengono introdotte nuove attrezzature, sostanze o tecnologie;
- si modificano ambienti, layout o mansioni;
- si verificano infortuni significativi o emergono criticità operative;
- la sorveglianza sanitaria evidenzia elementi che richiedono una rivalutazione.
Vale anche il caso più semplice e più frequente: l’azienda è cresciuta. Nuovi assunti su mansioni nuove, un reparto in più, un macchinario diverso. Non serve un evento drammatico perché il documento smetta di descrivere la realtà.
Come si capisce se il proprio DVR è ancora valido
La domanda utile non è «da quanto tempo l’ho fatto», ma «descrive ancora la mia azienda?».
Un controllo pratico: prendere il DVR e confrontarlo con la situazione di oggi — l’elenco delle mansioni, le attrezzature, i reparti, i prodotti utilizzati. Se qualcosa non corrisponde più, il documento è da rielaborare, che sia stato scritto sei mesi fa o cinque anni fa.
Un DVR di dieci anni fa in un’azienda che non è cambiata in nulla può essere ancora valido. Un DVR di otto mesi fa in un’azienda che ha aperto un reparto nuovo non lo è.
Che cosa comporta un DVR non aggiornato
Sul piano delle conseguenze, un DVR che non rispecchia più la realtà aziendale equivale a un DVR mancante: la responsabilità del datore di lavoro è la stessa, e lo diventa in modo evidente nel momento in cui accade un infortunio su un rischio che il documento non aveva considerato.
È anche la situazione più comune riscontrata in azienda: non l’assenza del documento, ma la sua distanza dai fatti. Su obblighi, contenuti e sanzioni la guida completa è la pagina DVR — Documento di Valutazione dei Rischi.
Chi se ne occupa
L’obbligo è del datore di lavoro, che non può delegarlo. La rielaborazione si fa con il supporto dell’RSPP e, dove c’è sorveglianza sanitaria, del medico competente.
GMS — Global Medical Service, Milano — affianca le aziende di Milano e provincia nella redazione e nell’aggiornamento del DVR, con il servizio di RSPP esterno e di medicina del lavoro. Sui costi: quanto costa il DVR.
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