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Errori nella visita per ragionevole motivo: rischi per le aziende | DL 159/25
Visita per ragionevole motivo: quali errori espongono il datore di lavoro a responsabilità? Guida pratica per ridurre rischi e sanzioni.
Premessa
Il DL 159/25 ha introdotto la visita per “ragionevole motivo” nell’ambito della sorveglianza sanitaria, ma molte aziende stanno affrontando la novità senza una vera struttura organizzativa.
Il rischio non è teorico. Quando si parla di mansioni a rischio, alcol o sostanze stupefacenti, un errore procedurale può trasformarsi in:
- contestazione ispettiva
- contenzioso con il lavoratore
- responsabilità civile
- responsabilità penale in caso di infortunio
In questo articolo analizziamo gli errori più frequenti che le aziende stanno commettendo e cosa fare per evitarli.
Errore 1: non avere una procedura scritta
Molte aziende pensano che basti “valutare caso per caso”.
Problema: senza una procedura formalizzata, la decisione sul “ragionevole motivo” può essere considerata arbitraria.
Conseguenze possibili:
- contestazioni per discriminazione
- difficoltà nel dimostrare correttezza operativa
- responsabilità aggravata in caso di evento
Se non hai ancora una procedura definita, trovi la guida completa qui: Procedura operativa per la visita per ragionevole motivo (Articolo 2)
Errore 2: confondere sospetto con accusa
Il “ragionevole motivo” non è una diagnosi e non è una sanzione disciplinare.
Errore tipico:
- trattare il lavoratore come colpevole
- verbalizzare in modo improprio
- creare tensione interna
La visita è uno strumento di prevenzione, non di punizione.
Un approccio sbagliato può generare:
- conflitti sindacali
- clima aziendale deteriorato
- esposizione a ricorsi
Errore 3: non aggiornare il DVR
La nuova visita deve essere coerente con la valutazione dei rischi aziendale.
Se nel DVR non sono:
- identificate le mansioni a rischio
- descritte le procedure
- definiti i ruoli
l’azienda è scoperta.
In caso di ispezione, questo è uno dei primi punti verificati.
Errore 4: non definire ruoli e responsabilità
Chi può segnalare? Chi valuta? Chi autorizza la visita?
Se non è scritto, si crea confusione.
La mancanza di chiarezza porta a:
- decisioni emotive
- gestione incoerente dei casi
- responsabilità concentrate solo sul datore di lavoro
Errore 5: non gestire correttamente l’attesa della visita
Uno dei punti più critici è cosa succede tra la segnalazione e l’intervento del medico competente.
Errori frequenti:
- lasciare il lavoratore in mansione a rischio
- allontanarlo senza formalizzare nulla
- gestire verbalmente la situazione
Questa fase è delicata e può determinare la responsabilità in caso di incidente.
Errore 6: Coinvolgere il medico competente solo “a emergenza”
Il medico competente deve essere coinvolto prima, nella definizione della procedura.
Se viene chiamato solo quando il problema si presenta:
- i tempi possono non essere compatibili
- manca coordinamento
- la gestione diventa improvvisata
Errore 7: mancanza di documentazione tracciabile
In caso di controllo o contenzioso, la domanda sarà:
“Dove è scritto che avete agito secondo procedura?”
Senza:
- modulo di segnalazione
- registrazione dell’attivazione
- archiviazione corretta
l’azienda non può dimostrare di aver operato in modo proporzionato.
Il vero rischio: responsabilità del datore di lavoro
Il DL 159/25 rafforza l’idea che la sicurezza sul lavoro è responsabilità organizzativa.
Se un lavoratore in mansione a rischio causa un infortunio grave e l’azienda non ha:
- procedura chiara
- DVR aggiornato
- criteri documentati
la posizione del datore di lavoro diventa difficile da difendere.
Non si tratta di fare più controlli. Si tratta di dimostrare di aver organizzato correttamente la prevenzione.
Come ridurre il rischio
Per proteggere l’azienda è necessario:
- formalizzare la procedura
- aggiornare DVR e sistema sicurezza
- formare dirigenti e preposti
- coordinarsi con il medico competente
- garantire tracciabilità delle decisioni
La prevenzione oggi è soprattutto organizzazione.
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