Come affrontare lo stress lavoro correlato?

Per affrontare il grave problema dello stress lavoro correlato, il D.Lgs. 81/2008 (ovvero il cosiddetto Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro) ha sancito l’obbligo, per il datore di lavoro, di valutare la presenza, in azienda, di fattori di rischio.

Tale valutazione deve essere effettuata con una frequenza minima triennale, secondo le disposizioni fornite dall’INAILScopri le disposizioni INAIL per la valutazione dello stress lavoro correlato!.

Inoltre, è necessario indicare, all’interno del DVR (Scopri i servizi GMS per la compilazione del DVR!), le strategie volte a gestire, prevenire ed arginare il rischio di stress lavoro correlato ,per non incorrere nelle seguenti sanzioni:

  • omessa redazione del DVR, violazione Art. 29, c.1: arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2.500 a € 6.400;

  • redazione incompleta del DVR: ammenda da € 2.000 a € 4.000.

Quali lavoratori sono esposti al rischio stress?

Il rischio di stress lavoro correlato non risparmia alcuna categoria di lavoratori: situazioni stressanti, infatti, possono verificarsi in qualsiasi ente o azienda, a prescindere dal settore.

Tuttavia, è innegabile che vi siano alcune professioni o mansioni che, dal punto di vista statistico, sono associate con maggiore frequenza a condizioni di stress lavoro correlato .

Ecco qualche esempio:

  1. Medici e infermieri → Le professioni sanitarie comportano una costante assunzione di responsabilità. Eventuali errori, infatti, possono causare gravi danni (o addirittura il decesso) del paziente. L’esposizione a frequenti rischi, anche legali, i cambi di turno e la forte pressione emotiva scatenano, talvolta, una condizione di stress lavoro correlato .

  2. Forze dell’ordine → Carabinieri, poliziotti e membri delle forze dell’ordine sono spesso soggetti a stress. Le motivazioni? Esposizione a frequenti rischi per l’incolumità fisica (es. aggressioni, infortuni, etc.) ed a condizioni di disagio e/o violenza.

  3. Camionisti, macchinisti, autisti → Orari scomodi (con turni frequenti nelle ore notturne), trasferte da casa, necessità di rispettare tempistiche quasi “impossibili”. Queste categorie sono, spesso, esposte al rischio di stress lavoro correlato , anche a causa di uno “sfasamento” delle abitudini e dei ritmi (alimentazione, sonno, etc.).

  4. Edilizia, industria, logistica → I dipendenti che operano in questi settori sono, di frequente, esposti a pericoli per la propria incolumità. L’ambiente di lavoro, difatti, non sempre rispecchia le vigenti norme sulla sicurezza, il che determina un rischio elevato di infortunio. Anche il carico di lavoro (e la turnazione) è spesso eccessivo.

Ai lavoratori appartenenti alle categorie sopra elencate, si aggiungono quelli che operano a contatto con il pubblico. È ormai risaputo, infatti, che professioni come l’insegnante, il giornalista, lo psicologo o l’assistente sociale comportino un carico emotivo molto difficile da affrontare, il che si traduce in un ulteriore fattore di rischio per lo stress lavoro correlato .

Come migliorare le condizioni di lavoro?

Quando si verificano uno o più casi di stress lavoro correlato, è necessario intervenire in maniera quanto più tempestiva. Vi sono, difatti, alcuni fattori che rivelano una cattiva organizzazione e che si ripercuotono negativamente sulla salute degli stessi dipendenti.

Eccone alcuni:

  1. cattiva organizzazione dei turni (es. frequenti modificazioni della turnazione che portano ad uno sfasamento del ritmo sonno/veglia);

  2. carico di lavoro eccessivo;

  3. mansioni ripetitive;

  4. incertezza nei ruoli, scarsa formazione, compiti assegnati in maniera contraddittoria;

  5. ambienti inadatti allo svolgimento del lavoro (es. troppo ristretti, rumorosi, affollati o scarsamente illuminati);

  6. pericoli per l’incolumità dei dipendenti (es. macchinari non soggetti a manutenzione, scarsa attenzione per la sicurezza, cavi scoperti, etc.);

  7. molestie, mobbing, discriminazioni e/o violenze.

Cosa può fare, pertanto, l’azienda, per limitare il pericolo di stress lavoro correlato?

Innanzitutto, occorre rivolgersi ad una figura esperta, in grado di analizzare le condizioni psicofisiche dei dipendenti (ed individuare, quindi, eventuali “campanelli d’allarme”).

In secondo luogo, è necessario rivalutare l’intera gestione aziendale, mettendo in luce i “punti critici”. Affidarsi ad una società specializzata nel ramo della salute e sicurezza sul lavoro , come GMS – Scopri di più su GMS, società specializzata nel settore della sicurezza sul lavoro! – di Milano, è il primo passo per ristabilire un clima sereno e produttivo.