Il ruolo del consulente per la sicurezza nei luoghi di lavoro

Il ruolo del consulente per la sicurezza nei luoghi di lavoro5 Minuti di Lettura

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.

(Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Articolo 3, 1948)

Il D.Lgs 81/2008 (Testo Unico in materia di Sicurezza nei luoghi di Lavoro, integrato dal D.Lgs 106 09) è entrato in vigore da oltre un decennio riunendo, riformando ed implementando le normative a riguardo che si sono succedute nell’arco degli ultimi 60/70 anni di Repubblica.

Eppure, nonostante tutti sappiamo citare a memoria l’Art.1 della Costituzione Italiana (“L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro”), ancora oggi la sicurezza dei lavoratori e dei luoghi in cui essi operano viene percepita, dalla maggior parte dei soggetti coinvolti, come una noiosa formalità che non porta alcun valore né a chi il lavoro crea, né a chi di lavoro vive.

Spesso, purtroppo, solo la paura delle relative sanzioni porta gli interessati ad occuparsi degli obblighi normativi e ad effettuare le giuste azioni per assolvere alle necessità legate alla sicurezza ed ai rischi ad essa connessi.

Gli infortuni sul lavoro, alcuni dati:

I dati INAIL relativi agli infortuni sul lavoro nei primi 9 mesi del 2018, ci riferiscono una certa stabilità percentuale rispetto allo stesso periodo del 2017, tuttavia le percentuali, lo sappiamo, sono relative; i numeri che contano sono quelli reali, assoluti.

Tra Gennaio e Settembre, quasi mezzo milione di lavoratori hanno subito infortuni sul lavoro.

Di questi, quasi 50.000 hanno sviluppato malattie professionali (tecnopatie), mentre per un migliaio di essi, l’infortunio ha avuto tragiche conseguenze. (DATI INAIL n.10 – Settembre 2018 – www.inail.it)

Un altro aspetto tristemente clamoroso è che a dispetto delle contromisure istituzionali, le cause di infortunio o, ahimè, decesso, sono le medesime ogni anno da più di mezzo secolo.

Una crescita “culturale” necessaria:

E’ evidente che va modificato “culturalmente” il modo di approcciare questo problema, visto che gli interventi di informazione attraverso gli strumenti convenzionali, da soli non bastano.

Senza adeguati interventi di riorganizzazione dei processi aziendali che tengano in considerazione anche una corretta attività preventiva che porti a soluzioni efficaci sui livelli di competenza dei soggetti coinvolti, sulle definizioni dei ruoli e sul monitoraggio di questi punti fondamentali, non può esserci reale sicurezza.

In questo senso, le normative ci danno la rotta da seguire, il corretto approccio ad esse motiva il nostro viaggio e la competenza ci conduce sicuri in porto.

E se è vero che a livello di normativa ed approccio possiamo sperare di farcela da soli, le competenze non sono una passeggiata.

All’interno di ogni azienda viene nominato il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e viene compilato il DVR (Documento Valutazione dei Rischi) ma negli anni questi importanti incarichi sono stati dati con troppa superficialità sia a personale interno che a professionisti o società esterne non sempre, diciamo così, propriamente “sul pezzo”.

I drammatici risultati li abbiamo, purtroppo, sotto gli occhi.

Per fortuna, in tempi recenti, sono nati professionisti ed aziende adeguatamente specializzati in sicurezza e medicina del lavoro, in grado di fornire la giusta competenza in ausilio del datore di lavoro e dei suoi dipendenti.

Il consulente moderno:

Ma qual è, nel concreto, l’apporto del consulente per la sicurezza?

Se il vostro attuale consulente si limita a sostenervi unicamente attraverso il freddo percorso tecnico e normativo, beh, probabilmente siamo solo davanti ad un semplice burocrate.

Il ruolo per cosi dire “moderno” di un consulente per la sicurezza, DEVE necessariamente andare oltre!

Il vostro consulente non può essere un messaggero di sventure che vi tiene in scacco attraverso la paura delle sanzioni e delle ripercussioni giuridiche legate al non adeguamento alle norme vigenti in materia.

Il vostro consulente, se realmente competente, è la vostra risorsa più importante per non incappare nelle suddette inevitabili sanzioni, ma è anche colui il quale deve farvi comprendere fino in fondo la portata “culturale” di un adeguamento normativo e strutturale.

Fedele alla propria etimologia, il consulente è colui che “assiste con il consiglio”.

Ed è attraverso la sua competenza che può sostenervi analizzando e valutando i processi organizzativi legati alla sicurezza, definendo necessità reali, individuando aree di intervento consigliando, appunto, e facilitando le azioni necessarie mirate al raggiungimento del vostro obiettivo, supportando gli attori coinvolti all’interno dell’azienda.

Certamente, tradurre quanto descritto dalle parole ai fatti non è un processo semplice.

Attraverso il confronto col datore di lavoro o coi riferimenti aziendali coinvolti, il consulente vi guiderà verso un corretto concetto di sicurezza che terrà conto delle singole esigenze, del rispetto delle normative e, speriamo, di una più completa visione del problema.

Oggigiorno, tuttavia, abbiamo ancora molta strada da fare.

Sono ancora numerose le aziende che, presa coscienza della necessità di adeguarsi al Testo Unico sulla sicurezza sul Lavoro, richiedono al consulente un intervento minimale che tralasci la nascita di una costante comunicazione con l’esperto evitando di commissionare indagini approfondite per far emergere punti di criticità che un’azienda traduce erroneamente, esclusivamente in costi e non in benefici.

Socrate diceva: “Le monete non fanno ricchi se non si sanno spendere”

Il buon consulente non è necessariamente colui il quale vi fa spendere meno, ma è colui il quale vi fa spendere bene!

Soprattutto in un ambito così pericoloso come quello della sicurezza degli ambienti lavorativi e la tutela dei rischi per i lavoratori, un esperto non è una spesa, ma un vero e proprio investimento.

Il lavoro di squadra:

Detto ciò, resta fondamentale la sinergia tra il consulente e l’azienda che ne richiede i servizi, sinergia che deve estendersi all’interno dell’assistita dai vertici alla base, coinvolgendo tutti in un discorso di mutua assistenza (e controllo) mirata al benessere lavorativo di tutti e che può tradursi, di conseguenza, in una miglior resa lavorativa ed in un ritrovato benessere psicofisico.

Del resto, è stato confermato quanto un’alta percezione del rischio porti quasi sempre ad una insoddisfazione lavorativa e ad una conseguente insufficiente motivazione negli interpreti aziendali.

Per questo motivo è importante che anche all’interno delle aziende avvenga in trasparenza e serenità un continuo confronto sulla sicurezza attraverso riunioni o incontri che portino comuni benefici, piuttosto che singole disgrazie.

Con l’aiuto del consulente, da questi incontri emergeranno le criticità specifiche utili, tuttavia, a fissare degli obiettivi a breve, media o lunga scadenza e le azioni necessarie al loro raggiungimento.

Dalla distribuzione ramificata delle responsabilità si arriverà a coinvolgere tutte le parti interessate le quali, attraverso i corsi di formazione stabiliti dal Decreto Sicurezza, acquisteranno consapevolezza, interesse e competenza; in parole povere una vera e propria crescita professionale.